Lisbona è uno dei mercati più dinamici in Europa, ma anche uno di quelli che negli ultimi anni ha evoluto più rapidamente il proprio posizionamento. Per capire cosa sta davvero succedendo tra crescita, selettività e nuove logiche decisionali, abbiamo chiesto a Pedro Carta, nostro Partner a Lisbona, di condividere il suo punto di vista.

Come descriveresti oggi Lisbona come destinazione per aziende internazionali che vogliono aprire un ufficio qui?

«Lisbona si è evoluta in un hub maturo e credibile per operazioni internazionali. Combina un contesto stabile dell’eurozona con una base costi competitiva, un forte bacino di talenti multilingue e un ecosistema in crescita di aziende tech, servizi condivisi e società professionali. Le aree prime restano molto richieste, con bassa vacancy e standard qualitativi in aumento.»

Cosa è cambiato di più negli ultimi anni, anche alla luce dell’instabilità globale?

«Negli ultimi anni, l’incertezza globale ha spostato il comportamento degli occupier da una logica di espansione rapida a decisioni più selettive e orientate alla qualità. Tra i trend principali: flight to quality, normalizzazione del lavoro ibrido e domanda resiliente da parte del settore pubblico e dei servizi alle imprese.»

Qual è un aspetto dell’apertura di un ufficio a Lisbona che secondo te le aziende tendono a sottovalutare?

««Molte organizzazioni sottovalutano il tempo necessario per individuare e realizzare lo spazio giusto. La disponibilità di spazi prime è limitata, la competizione è alta e i tempi legati a permitting e fit-out possono allungarsi. Per questo, un coinvolgimento anticipato è essenziale.»»

Quando si progetta un workplace a Lisbona, quali sono i fattori che incidono di più sul progetto?

«Le esigenze organizzative guidano il processo, mentre disponibilità degli spazi e costi agiscono come vincoli. I progetti di successo partono da un modello organizzativo chiaro e lo mettono alla prova rispetto alle reali condizioni di mercato.»

Se dovessi semplificare Lisbona in due principali scenari per il workplace, come la descriveresti?

«Scenario A – Headquarter urbano prime, orientato all’esperienza: localizzato nel CBD o nel Parque das Nações, privilegia la presenza del brand, le performance ESG e l’esperienza delle persone. 

Scenario B – Hub efficiente e ottimizzato per valore: situato in aree emergenti e business park, offre scalabilità e costi più contenuti.»


 

Come vedi evolvere il mercato degli uffici a Lisbona nei prossimi anni?

«Il mercato è destinato a rimanere stabile e moderatamente positivo. I nuovi edifici sostenibili avranno performance migliori, mentre lo stock più datato sarà sotto pressione. Le soluzioni flessibili cresceranno e le normative ESG avranno un impatto sempre più rilevante sulle decisioni.»

Cosa rende oggi davvero riuscito un progetto workplace a Lisbona?

«Il successo dipende dall’allineamento tra workplace strategy, cultura aziendale e lavoro ibrido, dalla scelta della giusta micro-location, dalla priorità data a ESG ed esperienza, dalla capacità di pianificare in anticipo e dall’integrazione della flessibilità nel design e nei contratti di locazione.»

 

In questo contesto, Lisbona si conferma una destinazione solida, ma sempre più selettiva. A una fase di crescita si affiancano oggi segnali di maggiore cautela, legati all’incertezza globale e a un possibile rallentamento degli investimenti internazionali. Uno scenario che spinge le aziende a decisioni più misurate e progressive. Comprenderne le dinamiche, e anticiparle, fa la differenza: è lì che si gioca la fattibilità e la qualità del progetto.